Migranti, problema oppure risorsa?

Vi piacerebbe andare a vivere in un paese straniero ed incontrare persone che, riconosciuto il vostro accento, si comportano in maniera scostante sulla base del ragionamento “gli italiani sono tutti pigri, imbroglioni e mafiosi?”. Perchè, sulla base del fatto che io provengo da un certo territorio, devo essere istantaneamente accomunato alle persone peggiori che provengono dallo stesso territorio? In Italia, così come da ogni parte del mondo, ci sono sempre state persone con la spiacevole abitudine di giudicare le persone sulla base della loro provenienza etnica, ma negli ultimi anni questo fenomeno si è purtroppo accentuato sulla base di una percepita “invasione” del territorio da parte di stranieri da ogni parte del mondo.

Nei bar, nei negozi, sui social network, spesso si sentono persone inveire contro “i rumeni”, “gli albanesi”, “i marocchini” come se le persone di queste nazionalità fossero tutte uguali. Molti altri usano a sostegno delle loro tesi anti-immigrazione argomentazioni più forbite e documentate. Ma sotto quali aspetti quest’immigrazione peggiora veramente la qualità della vita nel territorio italiano, sotto quali aspetti invece la migliora, e come può essere migliorata la qualità del flusso migratorio, anche dal punto di vista delle condizioni di viaggio di chi migra? E in ogni caso, al giorno d’oggi, è veramente utile e praticabile continuare a ragionare in termini di “nazionalità” e di “territorio”, oppure occorre prendere atto del fatto che apparteniamo tutti ad un unico genere, quello umano, e che le grandi migrazioni e la mescolanza dei popoli costituiscono un processo irreversibile? A queste domande cercheremo di rispondere nel proseguio dell’articolo.

I migranti non tolgono il lavoro agli italiani

Una delle argomentazioni più frequenti di chi avversa l’immigrazione è che gli stranieri “sottraggono il lavoro agli italiani”. Ma, a prescindere dal fatto che qualche volta gli stranieri sottrarranno il lavoro agli italiani perchè lo svolgeranno meglio, tutti gli studi più autorevoli in materia dicono che non è così. Infatti tende ad esserci una separazione abbastanza netta tra professioni italiane e straniere. Secondo Fonti Istat, nel corso della crisi gli italiani hanno perso posti di lavoro nei settori dell’industria, commercio, pubblica amministrazione, istruzione e sanità, mentre gli stranieri hanno trovato lavoro soprattutto nei settori degli alberghi, della ristorazione, del lavoro domestico e dell’assistenza alla persona. Anche nell’agricoltura molti stranieri hanno trovato lavoro come braccianti, spesso in condizioni disagevoli che la maggioranza degli italiani non sono disposti ad accettare. Certo, talora queste condizioni si spingono ai limiti dello sfruttamento e questa è una piaga. Peraltro, gli immigrati presenti nel nostro paese hanno ancora un’età media bassa e i contributi sociali che versano sono molto maggiori della somma delle pensioni e delle prestazioni assistenziali, 8 miliardi contro 3 miliardi. In tale conto sono compresi i tanto discussi soldi spesi per mantenere gli immigrati nei centri d’accoglienza.

Alto tasso di denunce e di arresti: perchè?

Più fondate sono le argomentazioni di quelli che sostengono che gli immigrati sono più portati, in media, degli italiani a commettere reati. Uno studio pubblicato dal Sole 24 Ore, evidenzia che il 4,78% degli stranieri residenti sul nostro territorio è stato denunciato oppure arrestato, contro appena l’ 1,07% degli italiani. In particolare gli stranieri delinquono molto più frequentemente degli italiani relativamente a furti, estorsioni, ricettazioni, sfruttamento della prostituzione e della pornografia minorile. Questo vuol dire che, in quanto a potenziale onestà ed integrità morale, c’è un divario così grande tra italiani e stranieri? Certamente no, perchè occorre considerare le condizioni spesso di precarietà e di indigenza nelle quali versa chi è appena arrivato in Italia. Vuol dire che è necessario migliorare la qualità del flusso migratorio e anche le condizioni di viaggio e di soggiorno dei migranti? Certamente sì, vediamo come.

Lo sconcertante fenomeno dei barconi

Prima di tutto occorre fermare l’assurdo fenomeno dei barconi, mezzi spesso estremamente fatiscenti mediante i quali i cosiddetti “trafficanti di uomini” trasportano masse di migranti dalle coste dell’Africa settentrionale a quelle dell’ Italia meridionale. Alcuni muoiono durante il tragitto, soprattutto per annegamento, altri arrivano a destinazione molto provati dal viaggio. Proprio oggi il Ministero dell’ Interno ha reso note le statistiche sugli sbarchi avvenuti nei primi due mesi del 2018: ben 5247. Una cifra per fortuna diminuita rispetto ai primi due mesi dell’anno scorso, ma sempre abbastanza rilevante. Oltre ovviamente ad essere estremamente deprecabile perchè mette a repentaglio la vita di migliaia di migranti, tale fenomeno contribuisce senz’altro a rendere più difficili i controlli su chi entra, e quindi ad abbassare la qualità del flusso migratorio. Infatti al momento dell’arrivo nulla si sa su questi migranti; alcuni non hanno neanche un documento, almeno non un documento vero, e quindi non sono identificabili; e c’è il paradosso che i migranti che non hanno un’identità sono anche i più difficili da espellere, perchè nessun paese accetta il rimpatrio di uno straniero senza nome. Le espulsioni sono comunque difficili anche negli altri casi: soltanto il 43% degli stranieri che vengono scoperti in posizione irregolare viene rimpatriato.

Vita difficile per chi vuole arrivare con le carte in regola

Ma perchè ci sono tanti africani che, praticamente da ogni parte del continente, arrivano in Italia con un mezzo di trasporto così scomodo? Perchè costa di meno rispetto all’aereo, molti possono essere portati ad immaginare. E invece no, quasi sempre il prezzo richiesto dai trafficanti di uomini per utilizzare i loro mezzi così confortevoli è molto superiore rispetto a quello di un biglietto aereo. Il motivo risiede nell’incredibile severità delle leggi che si oppongono a chi, dai paesi che non appartengono all’area Schengen, vuole entrare in Italia. Infatti, chi vuole entrare in Italia anche solo per motivi di turismo, deve presentare una documentazione molto ampia, in particolare deve dimostrare di possedere, oppure di farsi garantire dalla parte invitante, un’assicurazione sanitaria e i mezzi necessari al suo sostentamento durante il soggiorno. E’ chiaro che questi costi non sono accessibili a tutti; oltretutto, il web è pieno di racconti di persone che dopo aver speso tanti soldi, e presentato tutta la documentazione necessaria, si sono viste negare dalle Ambasciate Italiane il visto con motivazioni che esprimevano, su un modulo contrassegnato con delle semplici crocette, sospetti non dimostrabili in alcun modo. Per non parlare delle difficoltà che spesso incontrano gli immigrati che fanno richiesta per un permesso di soggiorno al fine di stabilirsi nel nostro paese.

Facilitare l’immigrazione regolare

E’ chiaro che in un paese che in molti casi, di fatto, favorisce l’immigrazione irregolare e anonima, e scoraggia quella regolare, qualcosa non funziona: è ovvio che gli stranieri che arrivano in Italia con nome, cognome e generalità note, in buona parte dopo già aver avuto dei contatti con il nostro paese, sono in media più affidabili di quelli che arrivano in maniera anonima, o comunque inattesa. Il tasso relativamente alto di stranieri che commettono reati, sicuramente è in relazione con l’alta percentuale di persone che sono indotte ad arrivare in maniera irregolare. Occorre prendere coscienza del fatto che viviamo in un mondo sempre più globalizzato dove sempre più persone tenteranno di migrare, mettere da parte gli egoismi che spesso derivano dal tentativo di difesa di un benessere spesso ridondante e improntato ad alti consumi, e rendere la vita più facile a tutti quelli che, da ogni parte del mondo, arrivano in Italia con buone intenzioni, e che sicuramente costituiscono la grande maggioranza.


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