Non disperdiamo il valore sociale

Non disperdiamo il valore sociale

L’inserimento lavorativo delle persone fragili in Cooperativa Capodarco

In questi giorni di preoccupazione per il destino di centinaia di lavoratori dei Centri Unici di Prenotazione del Lazio, che vedono le parti sociali impegnate in una delicata vertenza sul mantenimento dei livelli occupazionali e delle condizioni di lavoro, sta emergendo con forza l’importanza di valutare e governare con attenzione il significato economico e sociale dei servizi pubblici sul territorio.

In questi anni la Cooperativa Capodarco ha creato le condizioni per inserire in modo diretto sui servizi Cup oltre 200 persone con diverse abilità, rovesciando il paradigma che vede i ‘fragili’ quali meri destinatari di assistenza e facendone, invece, degli attori importanti nei servizi di supporto al sistema sanitario regionale e ai cittadini.

Si tratta di un modello di creazione di valore che è stato messo in atto con concrete misure organizzative, tecnologiche ed un sistema di collaborazione solidale interno finalizzato a colmare le possibili “debolezze”, facendosi carico delle “limitazioni” individuali.

È auspicabile che le logiche economiche su cui dovranno muoversi le nuove società appaltatrici riescano a non disperdere questo valore aggiunto.

Persiste un ulteriore valore sociale che in questa fase di trasformazione non deve andare disperso, né deve passare inosservato.

Si tratta dell’impatto sociale generato anche grazie agli oltre 20 anni di presenza nei servizi di prenotazione sanitaria che hanno consentito alla nostra cooperativa di agire, in autonomia, come “laboratorio sociale protetto” per persone che a causa delle proprie fragilità non avevano o hanno perso, nel corso del tempo, concrete possibilità di inserimento lavorativo in un contesto di mercato.

Nel nostro caso si tratta di 87 persone con limitate o nulle capacità residuali che nel corso di questi ultimi anni sono state impiegate attraverso progetti interni dedicati, con un costo annuo di € 1.345.216,92 totalmente a carico della Cooperativa Capodarco.

Non si è trattato di assistenzialismo ma di una concreta attuazione di quel modello di welfare society, nel quale il terzo settore crea condizioni di dignità, autonomia e sostegno, diminuendo l’impatto su tutto il sistema pubblico.

Oggi, questa capacità redistributiva e questa funzione sussidiaria viene messa evidentemente in discussione da un cambiamento che incide in maniera troppo forte per non avere conseguenze e, quindi, richiede alle amministrazioni una presa d’atto e una capacità di intervento che da soli non possiamo più sostenere.

Va considerato che queste persone, già di per sé fragili, hanno trovato nel lavoro all’interno della cooperativa oltre che una fonte di sostentamento economico anche un punto di riferimento importantissimo per costruire un proprio sistema di relazione sociale e una rete di amicalità.

Crediamo che disperdere questa esperienza sia un passo indietro sul piano civile e auspichiamo la possibilità di un percorso responsabile e condiviso con le istituzioni con le quali siamo pronti a collaborare con tutte le nostre capacità e senso di responsabilità.