Il Papa elogia le cooperazione

Papa Francesco il 16 marzo scorso ha festeggiato i 100 anni di Confcooperative ricevendo in Vaticano ben 7000 cooperatori.

aCapo, con la presidente Roberta Ciancarelli, ha avuto l’onore di essere presente all’incontro con il Pontefice che ha ricordato come quella cooperativa sia una tipologia d’impresa moderna per sostenibilità e solidarietà

In una Sala Paolo VI gremita da migliaia di rappresentanti della cooperazione, Papa Francesco ha avuto parole di elogio per un modello “che ha come scopo l’equilibrata e proporzionata soddisfazione dei bisogni sociali, coniugando la logica dell’impresa con quella della solidarietà”.

La cooperazione, ha aggiunto il pontefice, “corregge certe tendenze proprie del collettivismo e dello statalismo, che a volte sono letali nei confronti dell’iniziativa dei privati; e allo stesso tempo, frena le tentazioni dell’individualismo e dell’egoismo proprie del liberalismo. Infatti, mentre l’impresa capitalistica mira principalmente al profitto, l’impresa cooperativa ha come scopo primario l’equilibrata e proporzionata soddisfazione dei bisogni sociali. Certamente anche la cooperativa deve mirare a produrre l’utile, ad essere efficace ed efficiente nella sua attività economica, ma tutto questo senza perdere di vista la reciproca solidarietà”.

Principi che secondo Papa Francesco significano “andare controcorrente rispetto la mentalità del mondo, scoprire che la vera ricchezza sono le relazioni e non i meri beni materiali”. 

un modo alternativo per vivere in una società più umana e giusta che nasconde al suo interno il vantaggio di vincere “la solitudine che trasforma la vita in un inferno. Quando l’uomo si sente solo, sperimenta l’inferno. Quando, invece, avverte di non essere abbandonato, allora gli è possibile affrontare ogni tipo di difficoltà e fatica”.

“Cooperare è uno stile di vita”, ha continuato il Pontefice, “la cooperazione è un modo per “scoperchiare il tetto” di un’economia che rischia di produrre beni ma a costo dell’ingiustizia sociale. È sconfiggere l’inerzia dell’indifferenza e dell’individualismo facendo qualcosa di alternativo e non soltanto lamentandosi. Chi fonda una cooperativa crede in un modo diverso di produrre, un modo diverso di lavorare, un modo diverso di stare nella società. Chi fonda una cooperativa ha un po’ della creatività e del coraggio di questi quattro amici del paralitico. Il “miracolo” della cooperazione è una strategia di squadra che apre un varco nel muro della folla indifferente che esclude chi è più debole”.

Nell’invitare tutti a continuare così, Papa Bergoglio ha sottolineato l’importanza di far acquisire abilità professionali e offrire percorsi di formazione permanente, specialmente a quelle persone che vivono ai margini della società e alle categorie più svantaggiate. A questo riguardo, sono soprattutto le donne che, nel mondo globale, portano il peso della povertà materiale, dell’esclusione sociale e dell’emarginazione culturale. Il tema della donna dovrebbe tornare a essere tra le priorità dei progetti futuri in ambito cooperativo. Non è un discorso ideologico. Si tratta invece di assumere il pensiero della donna come punto di vista privilegiato per imparare a rendere la cooperazione non solo strategica ma anche umana. La donna vede meglio che cos’è l’amore per il volto di ognuno. La donna sa meglio concretizzare ciò che noi uomini a volte trattiamo come “massimi sistemi”.