Verso il Disability Pride

Verso il Disability Pride

Il Disability Pride affonda le radici tra i 50 articoli della convenzione ONU sui diritti delle Persone con disabilità ponendosi come obiettivo di portare la disabilità tra la gente comune, rivendicando con orgoglio il diritto di essere cittadini tra i cittadini. 

Oggi l’iniziativa si svolge in diversi paesi del mondo seppur ogni nazione decide di agire come meglio crede, fermo restando l’appuntamento annuale che si tiene in concomitanza temporale nel mese di luglio.

Il Disability pride Italia nasce dalla tenacia di Carmelo Comisi. Siciliano originario di Vittoria, Comisi è oggi un noto attivista nel mondo della disabilità in Italia e fondatore della Onlus Disabilty Pride Italia.

Per il 2019 ancora una volta il palcoscenico dell’iniziativa sarà Roma. Quest’anno l’evento sarà arricchito da una due giorni di confronti istituzionali.

Il 14 e 15 maggio presso la sala “Laudato Sì” in Campidoglio si terrà l’evento “CONFRONTO sull’inclusione” (http://disabilityprideitalia.org/confronto-sullinclusione/) di cui aCapo sarà sostenitrice attiva.

Una due giorni di conferenze incentrata sul dibattito dei temi che danno sostanza al concetto di inclusione con l’obiettivo, concreto, di stilare un documento Ufficiale capace tanto di lanciare nuove idee in previsione di future proposte di legge, quanto di imprimere un’attuazione reale alle diverse leggi già esistenti in materia.

Lo stesso Comisi, che abbiamo avuto il piacere di incontrare presso la nostra sede, ci ha aggiornato sullo stato del Disability Pride in Italia.

Qual è la situazione dell’Italia rispetto all’adozione di politiche di inclusione per le persone con disabilità?

“Nonostante la nostra sia una legislazione all’avanguardia in Italia le problematiche relative al mondo della disabilità sono affrontate con un’impostazione meramente formale che non si trasforma in interventi sostanziali. Barriere architettoniche ovunque, mondo del lavoro precluso a molte persone con disabilità, sostegno scolastico assai carente, mezzi pubblici inadeguati, nessuna normativa che legittimi l’indispensabile figura del care-giver, assistenza personale autogestita precaria se non addirittura assente. Da qui l’esigenza di affiancare alla ‘festa’ di luglio le giornate istituzionali di maggio.

Per quale motivo, secondo lei, nel nostro Paese le politiche d’inclusione tardano ad essere applicate?

“Il mondo della disabilità è paradossalmente quello che ha visti riconosciuti tutti i diritti necessari alla effettiva inclusione grazie alla convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità entrata a far parte del nostro corpus legislativo nel 2009. Ciò nonostante, finora, in Italia l’inclusione resta in gran parte inapplicata e il tema esce dal cono d’ombra soltanto con per la celebrazione dei grandi successi dei disabili nello sport o altre attività settoriali. Ma, seppur importanti, tali conquiste rappresentano solo una tappa lungo il percorso dell’inclusione. È arrivato il momento che la società scopra i veri protagonisti, le persone con disabilità, con le loro storie, il loro confronto quotidiano con barriere architettoniche, culturali ed economiche”.

Siamo giunti alla quarta edizione, puoi anticiparci qualche novità?

“Sicuramente le giornate di maggio rappresentano di per sé un grosso passo in avanti nel confronto con le istituzioni. Posso poi confidarvi di essere stato contattato da un ragazzo di origine senegalesi divenuto disabile a seguito di un incidente sul lavoro in Italia, così avremo il piacere di ospitare una delegazione ufficiale del Senegal”.