Accessibilità, un’opportunità per il litorale romano

Accessibilità, un’opportunità per il litorale romano

Con l’inoltrarsi dell’estate si moltiplica l’interesse per l’accessibilità delle spiagge lungo il litorale laziale, in particolare quello più vicino a Roma. Ardea, Cerveteri, hanno presentato spazi attrezzati con pedane e sedie a ruote adatte alla spiaggia.

Pochi giorni fa, a conferma dell’attualità del tema, è apparsa la notizia che la Giunta Regionale ha approvato i criteri di concessione ai comuni “costieri e lacuali… dei contributi regionali per l’acquisto di apposite carrozzine o sedie mare per lo spostamento in spiaggia ed in acqua di persone con disabilità”.

Per questo scopo sono stati stanziati 200 mila euro per l’esercizio finanziario 2019. Non poco. Tuttavia, resta difficile capire se l’accessibilità dei luoghi legati al tempo libero e alla socializzazione, come le spiagge, cominci ad essere vista in un quadro generale di diritto alla qualità della vita, per tutti, attraverso lo sviluppo di comunità pienamente inclusive, o se risponda al tipico approccio strumentale, fatto di singoli interventi settoriali.

Su Fiumicino, per esempio, città in espansione, che si propone come polo di sviluppo strategico della Capitale, si sono succedute notizie diverse, e l’accessibilità sembra essere un tema frequente nel dibattito cittadino, con opinioni piuttosto divergenti sullo stato dell’arte. Esponenti dell’amministrazione nei giorni scorsi hanno annunciato la realizzazione di un marchio condiviso con il quale vengano identificate le spiagge del Comune accessibili. Questo marchio dovrebbe diventare il ‘bollino di qualità’ dell’offerta turistica di Fiumicino. Un vero e proprio fattore di competitività.

Stupisce però che nei giorni precedenti le principali associazioni di disabili della città si siano dovute lamentare proprio delle ordinanze sull’accessibilità delle spiagge e dei servizi necessari all’accesso.

Ne abbiamo parlato con l’ingegnere Ermio De Luca, esperto di accessibilità e divulgatore sul tema dell’inclusione sociale, molto attento alle dinamiche della città.

Ing. De luca, quale pensa sia il livello di accessibilità degli stabilimenti balneari della città?

“Non è del tutto sufficiente, alcuni stabilimenti balneari sono a norma e altri no.  Oggi però è possibile trovare la passerella che agevola il passaggio fino alla battigia, la sedia JOB importante e in alcuni casi necessaria per l’ingresso in acqua, tutto supervisionato da bagnini”.

Ma in generale, per la sua esperienza di disabile e di tecnico del settore, qual è il livello della qualità dei servizi della città? Si traduce in una serie di singoli servizi pubblici o esiste una progettualità di insieme finalizzata all’abbattimento delle barriere e alla costruzione di una città inclusiva?

“Lo scorso 11 luglio Associazioni e cittadini si sono confrontati con l’Amministrazione in un convegno pubblico proprio su questo tema. È emerso chiaro il desiderio di rendere più inclusiva la comunità evitando di costruire isole accessibili a ‘macchia di leopardo’.  Le nuove strutture dovranno essere pensate in questa chiave. Credo che Piazza Carlo Alberto Dalla Chiesa palesi il trinomio: Fiumicino-nuovo-accessibilità”.

Tra le novità più suggestive c’è la disponibilità del Comune di Fiumicino a favorire la costruzione dello stadio della Roma sul proprio territorio. Pensa che possa favorire uno sviluppo in chiave inclusiva?

“È un’ipotesi affascinate e, come per i grandi eventi, potrebbe essere un’opportunità per pensare ad uno sviluppo urbano a misura di tutti. Una città, con le sue attrazioni ed i servizi, a misura di disabili è una città anche a misura di anziani e di famiglie.

Insieme all’Aeroporto, lo stadio potrebbe diventare l’occasione per fare di questo territorio un grande polo attrattivo ed inclusivo, che potrebbe contare sul mare, sui servizi, sullo sport e le infrastrutture. I p.e.b.a. (i piani per l’eliminazione delle barriere architettoniche diventano una priorità”.

Cosa pensa delle critiche mosse in questi giorni proprio sull’accessibilità dei servizi cittadini?

“C’è un problema di confronto tra ‘l’inclusione esposta’ da politici e tecnici e quella ‘vissuta’ dalle persone con disabilità. Per affrontare questi problemi occorre capacità tecnica ma anche vivere il problema.

Ho usato proprio questo approccio nel mio manuale sulla progettazione accessibile che scaturisce purtroppo, da un’esperienza quasi ventennale da ‘ingegnere su sedia a ruote’. Più in generale c’è bisogno di capire quanto sia diffuso il problema, non basta risolvere il singolo tassello, le barriere si nascondo anche in una semplice fioriera messa in un posto sbagliato. Io ho provato a farlo attraverso un gioco da tavolo destinato alle scuole, l’attenzione alle esigenze speciali è un’educazione che si deve imparare da giovani.

Questa città è pronta per un disability manager che sappia coniugare queste diverse visioni”.