La Consulta sostiene il Terzo Settore

La Consulta sostiene il Terzo Settore

La Corte costituzionale ha dato un assist importante per il Terzo settore e la cooperazione sociale in Italia.
Infatti con la sentenza n. 131 del 2020 ha stabilito che il rapporto che si instaura tra i soggetti pubblici e gli Enti del Terzo settore è alternativo a quello del profitto e del mercato.
In questo senso, strumenti come la co-programmazione, la co-progettazione e il partenariato si configurano come fasi di un procedimento volto al perseguimento dell’interesse generale della comunità, in piena attuazione del principio costituzionale di sussidiarietà.

Si tratta di una sentenza importante che svincola le amministrazioni da tanti lacci e resistenze burcratiche.

La legge della Regione Umbria

Il procedimento era partito dalla Legge Regionale 2/2019 della Regione Umbria, che riconosce e disciplina le cooperative di comunità.
A questo proposito la legge prevede che la Regione disciplini le modalità di attuazione della co-programmazione, della co-progettazione e dell’accreditamento previste dall’articolo 55 del decreto legislativo 3 luglio 2017, n. 117 (Codice del Terzo settore).
Il Governo aveva impugnato la legge sostenendo che una siffatta formulazione violasse il Codice e la competenza fra Stato e Regioni. 

La Sentenza della Corte Costituzionale

La Corte ha risolto la questione in via interpretativa, affermando che gli istituti dell’art. 55 del Codice del Terzo settore non possano trovare applicazione qualora le cooperative di comunità non siano anche in possesso della qualifica di ETS.
Ma la motivazione della sentenza legittima gli enti del Terzo settore nell’ordinamento costituzionale, stabilendo che l’art. 55 CTS costituisce una possibile applicazione del principio costituzionale di sussidiarietà orizzontale (art. 118 Cost.).  
Infatti “realizza per la prima volta in termini generali una vera e propria procedimentalizzazione dell’azione sussidiaria – strutturando e ampliando una prospettiva che era già stata prefigurata, ma limitatamente a interventi innovativi e sperimentali in ambito sociale”.

Il ruolo degli Enti del Terzo Settore

E gli Enti del Terzo Settore sono meritevoli di essere coinvolti attivamente dagli enti pubblici in quanto sono soggetti giuridici specifici rivolti a perseguire il bene comune e a svolgere attività di interesse generale, come recita la loro disciplina.
E in quanto rappresentativi della “società solidale”, spesso costituiscono sul territorio una rete capillare di vicinanza e solidarietà, sensibile in tempo reale alle esigenze che provengono dal tessuto sociale.
Sono quindi in grado di mettere a disposizione dell’ente pubblico preziosi dati informativi ed un’importante capacità organizzativa e di intervento, con effetti positivi in termini di risparmio di risorse che di aumento della qualità dei servizi e delle prestazioni erogate.

Per un amministrazione condivisa

Per cui il rapporto che si instaura tra i soggetti pubblici e gli ETS con l’art. 55 è definito chiaramente un caso di “amministrazione condivisa“.
Che si fonda sulla convergenza di obiettivi e sull’aggregazione di risorse pubbliche e private per la programmazione e la comune progettazione di servizi e interventi diretti a elevare i livelli di cittadinanza attiva, di coesione e protezione sociale.
Una collaborazione che agisce sul territorio e che si colloca al di là del mero scambio utilitaristico.