Sarà realmente uno Smart working?

Sarà realmente uno Smart working?

Il concetto

Il concetto di Smart working (o lavoro agile) esiste già da molti anni, per lo più negli Stati Uniti, in Francia e qualche Paese del Nord Europa. In Italia era applicato da poche realtà innovative, tra queste molte cooperative sociali, ma non è mai stato troppo diffuso. Ovviamente la chiusura dello scorso marzo a causa dell’emergenza Covid-19 ha costretto le aziende ad adeguarsi, con forme di lavoro a distanza, più o meno evolute, a seconda della capacità di sostegno e formazione aziendale.

In realtà

in molti casi si è trattato di un macchinoso telelavoro, spesso poco efficace, a causa dei limiti operativi e culturali diffusi nelle organizzazioni. Il vero smart working è cominciato solo con la riapertura e con l’estate, con una maggiore libertà organizzativa per i dirigenti e per i dipendenti, che possono scegliere dove e quanto lavorare. E sembra che tra la paura e l’indecisione, così andrà avanti fino a Natale. Un’ipotesi che piace ai lavoratori.

Un sondaggio

Ma va bene a tutti? Un sondaggio condotto da EasyHunters fra 13mila lavoratori di aziende di diversi settori, ha evidenziato una divisione sulle intenzioni: era favorevole al rientro solo il 44% del totale, mentre il restante 56% preferiva rimanere a casa per timori sui colleghi e sui mezzi pubblici. Inoltre l’83% dei rispondenti vorrebbe avere, anche in futuro, la possibilità di continuare a operare da casa per qualche giorno alla settimana, convinti che questa modalità di lavoro non abbia alcun impatto sulle performance professionali.

L’organizzazione aziendale

E il 90% dei dipendenti interpellati chiede alle aziende di ripensare l’organizzazione aziendale, le modalità di interazione con colleghi e persone esterne, nonché di prevedere l’uso di dispositivi digitali per poter lavorare meglio da casa o da altre postazioni. Certo che non mancano i problemi: il lavoratore, che comunque deve rendere conto dei risultati, può essere distratto dalla famiglia o condizionato dalla mancanza di informazioni o controlli diretti. 

Normativa

E poi c’è una normativa poco definita su temi importanti, come la tutela della salute, l’assicurazione sugli infortuni o l’addebito dei costi di gestione o di elettricità. Dunque le aziende, finita la fase di emergenza, devono incominciare ad elaborare soluzioni finalizzate al superamento delle varie criticità, per un nuovo equilibrio tra le nuove esigenze dei lavoratori e il funzionamento del sistema produttivo.

Anche la Cooperativa aCapo continuerà ed approfondirà questo processo, peraltro già cominciato molto tempo prima per favorire i propri soci ed attuato pienamente durante i mesi di quarantena e delle vacanze estive.Grazie allo smart working aCapo ha potuto infatti mantenere attivi i servizi, attivandone addirittura di nuovi, mantenendo inalterata la capacità di risposta dell’impresa alle esigenze dei clienti.

A settembre ripartono le attività previste nell’ambito del progetto Smart Coop, realizzato con la Regione Lazio a partire dal marzo scorso per sviluppare e consolidare le modalità di lavoro agile nella cooperativa.Sarà monitorata la corretta applicazione del piano aziendale di smart working attraverso specifici incontri on line tra i responsabili e attraverso la verifica dei risultati e del grado di soddisfazione dei lavoratori coinvolti nel processo.