Donne e occupazione, poco da festeggiare

8 marzo

Se l’8 marzo è come sempre la Giornata Internazionale della donna, per le donne sembra esserci poco da festeggiare. Se già vi erano nel nostro Paese grandi discriminazioni del lavoro e nella vita sociale, la pandemia non ha fatto altro che aumentarle.
Infatti, secondo i dati Istat sul lavoro in Italia nel 2020, il 70% dei 444mila occupati in meno è rappresentato da donne. E a dicembre, sui 101mila occupati persi ben 99mila sono donne.

Gli effetti della pandemia

Questo crollo può essere imputato anche alla natura del lavoro femminile, in genere incentrato nei servizi (turismo, ristorazione, accoglienza) e nell’assistenza.
Questi settori sono stati penalizzati pesantemente dal Covid, con la conseguente sospensione dei contratti lavorativi o con la riduzione salariale.
E sul lavoro le donne stanno pagando gli effetti della pandemia anche sulla salute: infatti al 31 gennaio del 2021, su 147.875 denunce presentate all’Inail, ben 102.942 venivano da loro.

Il lavoro a distanza

Quando in altri settori sono state messe in condizione di lavorare a distanza, le donne hanno dovuto convivere con le incombenze familiari, accresciute a causa della chiusura di scuole, asili e servizi per gli anziani.
E questo comporta una minore tranquillità e la difficoltà a rispondere prontamente alle esigenze, con un estraniamento di fatto dalla realtà dell’azienda.
Tutto ciò si inserisce in una situazione già da tempo difficile, con tassi di occupazione ridotti, con maggiori ricorsi a contratti part time, e con retribuzioni spesso inferiori rispetto a quelle degli uomini.

I cambiamenti necessari

Le donne potranno essere valorizzate davvero solo se vengono messe in grado di operare, alleggerendo i pesi che ancora gravano su di loro e favorendone la maggiore partecipazione al mercato del lavoro.
Ma per questo è necessario innanzitutto un cambiamento culturale, visto che la disuguaglianza ha spesso origine nei vecchi modelli di pensiero ed organizzazione lavorativa.
E poi bisogna provvedere a costruire una rete di welfare e di servizi aziendali per consentire che le impiegate possano davvero conciliare il lavoro con le proprie esigenze familiari.

La cooperazione sociale

Su questi punti la cooperazione sociale ha maturato consapevolezza e il problema è presente nel dibattito associativo.
Nella Cooperativa aCapo, dove la componente femminile è determinante il progetto smartcoop per la predisposizione di un piano aziendale di smart working anche oltre l’emergenza Covid è pensato anche per favorire un migliore inserimento lavorativo delle lavoratrici coinvolte nel processo produttivo.

Prospettive future

Attualmente nessuno può garantire che cosa succederà nei prossimi mesi, a causa della perdurante emergenza e della sofferenza per le imprese.
Ma tutti auspicano che il prossimo Recovery Plan preveda incentivi per assumere donne, garantire la sicurezza e realizzare la conciliazione vita-lavoro.
In modo da promuovere l’occupazione ed il benessere femminile nel mondo del lavoro in maniera diffusa e stabile.