Un’occasione perduta per sanità e sociale?

sanità e sociale

Avevamo auspicato l’utilizzo dei fondi del PNRR per un rafforzamento della sanità e del sociale nel Paese. Questo era già carente in passato, poi è stato ulteriormente danneggiato dall’emergenza Covid, per cui si aspettano misure per il suo sostegno concreto. Ma i rappresentanti del settore già esprimono l’allarme e la preoccupazione per il futuro.

Le denunce delle associazioni

Infatti, come denunciano diverse associazioni, tra le quali anche Legacoopsociali, gli investimenti previsti nella Missione Salute del PNRR non sono accompagnati da alcuna programmazione di spesa e strategia complessiva.
Inoltre mancano finanziamenti per l’assunzione di nuovo personale e per la riorganizzazione del settore della prevenzione. E senza personale qualificato, per il quale non è prevista alcuna azione, c’è il rischio di creare strutture vuote e mal funzionanti.

La richiesta al Governo

Per garantire a tutti i cittadini italiani, in tutte le Regioni, pari accesso a cure e prestazioni, lanciano un appello al Governo e al Ministro della Salute affinché coinvolgano il settore privato con lo scopo di elaborare una strategia comune per attuare le riforme dei modelli di salute previsti e garantiti dalla Costituzione.
“Non possiamo perdere, concludono, la grande occasione offerta dal PNRR di ridisegnare la sanità del nostro Paese in chiave moderna, di prossimità e di attenzione verso chi necessita di cure”.

La cooperazione sociale

Rischiano così di essere così penalizzati il settore privato e soprattutto il mondo della cooperazione. Infatti da anni le cooperative sanitarie e sociali cercano di supplire con le loro risorse alle mancanze del settore pubblico.

Le carenze nel sociale

Infine, secondo alcuni esperti del settore sociale, questo è minato da gravi carenze strutturali che rischiano di comprometterne l’azione nel territorio. Infatti ultimamente stanno mancando figure specializzate, come educatori, infermieri, psicologi, operatori socio sanitari, badanti, assistenti sociali.
Sono pochi quelli che escono da università e corsi di formazione, spesso con poche competenze e non molto motivati al lavoro di fatica. Anche la normativa non è chiara, come nel caso dell’inquadramento professionale e delle mansioni.